mar 04

Domenica a Migliaro e’ terminata la 34^ edizione del trofeo 8 comuni

ed io con un po di tristezza e nostalgia faccio un po confronti col passato.

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gen 24

Eccomi di nuovo con voi dopo una breve pausa passata a rincorre i pochi neuroni che mi sono rimasti migrati per gran freddo dicembrino, ora posso ancora ricordre.Voglio raccontarvi oggi di un personaggio ormai estinto, come la lebbra e il vaiolo.

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dic 14

Non ricordo i diplomi rilasciati alle corse podistiche come premio di partecipazione. Ricordo l’attestato dell’Ora in Pista, in particolare l’Ora di Ozzano dell’Emilia. La prima volta avevo 14 anni ma ne dimostravo 8, partii a 1.20 a giro, non c’era verso di farmi rallentare, tutto lo stadio in piedi. Il mio allenatore aveva le mani in testa. Finii sulle ginocchia. Folle, ma non così strano, se pensiamo che le mini erano nate nel 1976, le corse podistiche di oltre 10 chilometri avevano anche la categoria under 10. Coppa ai primi tre.

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dic 09

La tipologia del premio di partecipazione è cambiata negli anni in modo radicale, quasi una svolta epocale.Sembrano lontani anni luce quei primi anni 70, quando in molte gare il premio di partecipazione consiteva in un diploma,detto anche attestato di partecipazione che si compilava scrivendo il proprio nome e cognome.Conservo ancora qualcuno di quei pezzi di carta più o meno decorati e devo ammettere che ho anche provato una certa emozione quando poco tempo fa mi è capitato tra le mani quello della seconda edizione della camminata Copparese (ora siamo alla 34^ ogiù di li). Poi sono arrivate le medagie ; di tutti i tipi, rotonde, quadrate, a portachiavi,, con simboli di partito,buffe, con tema sociale, belle e brutte.C’erano le serie come ad esempio alla tre monti ogni anno una medaglia simile ma sempre diversa oppure, alla valli e pinete ogni edizione aveva come effige un monumento diverso della città. Prima delle coppe erano anche usate come premio di categoria,ricordo ad esempio la prima edizione del trofeo degli otto comuni  anno 74-75(che solo per quella edizione si chiamava trofeo dei quattro comuni) dove ai primi dieci di categoria fu assegnata la medaglia che ancora conservo,oppure la Casaglia S.Luca a Bologna, una importante gara dove ai ptimi 100 arrivati (enon era certo facile arrivarci)veniva dato un medaglione in peltro raffigurante un monumento della città. Molte erano davvero belle ma avevano anche loro il difetto di accumularsi velocemente e con gli anni si accumulavano un numero non indifferente di “doppie” e arrivarono infine le medaglie d’argento (800, non l’argento puro) date spesso come premio di partecipazione, nelle dimensioni maggiori e nei modelli più raffinati completi di scatolina fungevano spesso da ambito premio di categoria, e per chi a avuto l’accortezza e il buon gusto nella scelta delle migliori, ora fanno la loro figura appese in bacheca nel tinello di casa. Il premio di partecipazione per diversi anni è stato il punto di forza su cui fare leva per attirare più podisti possibile, e negli anni “poveri” del podismo, quando non esistevano sponsor(quasi non esistevano neppure i depliant), quando chi arrivava a premio era una piccolissima percentuale rispetto alla enorme massa di partecipantisi sviluppò un nuovo tipo di premio di partecipazione, il trofeino. era spesso un bell’oggettino che raffigurava un podista,  o un vaso a volte somigliava ad una coppa in miniatura, ma non era raro trovare l’oggetto barocco che nell’ottica odierna sarebbe pacchiano o di dubbio gusto, credo che di questi oggetti che erano soprattutto caratteristica delle province venete di Padova e Venezia non sia rimasto granchè.Ed eccoci ai tempi nostri, difficilmente tra vent’anni vedremo in bacheca i premi vinti in questi anni ma non avremo problemi di accumulo ,questo è il vantaggio dei premi in natura e se non utilizzati si possono sempre “sbolognare ” ad amici e parenti.

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nov 25

Le premiazioni erano allora (e probabilmente  ancora lo sono ) per noi ragazzi soprattutto, il momento più sentito ed atteso della mattinata . Ci chiedevamo se e cosa avremo ricevuto come premio, e si, perchè i premi in natura nel vero senso della parola   non c’erano ancora o erano rari, e  in premio potevi ricevere qualsiasi cosa, tanto che spesso la premiazione diventava un momento di divertimento ,una sorta di “ruota della fortuna” podistico. Nelle gare paesane gli organizzatori raccoglievano dai compiacenti negozianti del paese qualsiasi cosa si potesse donare come premio, molto gentilmente gli esercenti contribuivano ma per quacuno era l’occasione buona per sbarazzarsi della rimanenza di magazzino,così ti poteva capitare che quando venivi chiamato,mentre ti avvicinavi emozionato e felice al” palco premiazioni” vedevi sfilare da in fondo ad uno scatolone una confezione impolverata contenente un bel paio di pantaloni modello elefante più larghi che lunghi, taglia 96, oppure la maglia di lana  talmente rigida che stava in piedi da sola. Spesso i premi non erano divisi equamente in base al loro effettivo valore, a volte infatti quello arrivato dopo di te si portava a casa due bei profumati salamoni caserecci e tu un bello stok di carta igienica tipo resto del carlino oppure la lussuosa  confezione di crema depilatoria scaduta. a volte ci si rimaneva un po male ma spesso c’erano anche dei bei premi; la calcolatrice (che allora era un quasi lusso) oppure il tostapane,il phon o  il bel quadro, a volte invece un oggetto indescrivibile che non sapevi cosa fosse, non lo sapeva nemmeno chi te lo dava e tra un parere e l’altro ci  facevamo  delle sonore risate . Dopo il periodo dei premi vari(talmente vari che non c’è nera uno uguale all’altro) sono arrivate le coppe, belle, grandi  e scintillanti messe in bella mostra sul tavolo delle premiazioni .Appena arrivati al paese dove si correva noi ragazzi andavamo per prima cosa ad ammirarle sognanti e speranzosi di poterne vincere una rimanevamo per lungo tempo a guardarle e prima o poi qualcuna la si vinceva.A dire il vero chi correva benino ne vinceva parecchie; le categorie erano tante e quasi sempre venivano premiati i primi 10 di categoria e ci si arrivava piuttosto spesso, le gare poi in quel periodo erano moltissime ,nel periodo estivo anche 3 o 4 a settimana (ricordo di averne fatte 5 in 3 giorni) capitava dunque che quei bellissimi oggetti simbolo di vittoria diventassero un pesante ed ingombrante peso per parecchie persone che in alcuni anni ne collezionarono centinaia . Sembra impossibile ma è così, finivano poi in parte regalate ad amici e parenti, qualcuna come  sopramobile o prtafiori. c’è chi ne a messe in bacheca ma la maggior parte sono finite ad arrugginire in soffitta in mezzo alla polvere (sic che fine ingloriosa) e fù così che il podista medio si stancò delle coppe e si entrò nell’era dei premi in natura. Erano gli anni del podismo ruspante, dell’organizzazione spartana delle piccole gare paesane dove a volte si improvvisava un po e le classifiche spesso erano un po approssimative .Correvano un po tutti, facinorosi compresi,poteva  così capitare che durante le premiazioni ci scappasse la scazzottata. Altri tempi di cui questa ultima parte non rimpiango.

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nov 05

Eccomi ancora qua’ a ricordare il passato come un vecchietto petulante che continua a ripetere le stesse cose, ma aime’ ormai da ex podista il passato e’ sport praticato quello presente e’ solo visto, ma per fare confronti bisogna riesumare gli anni trascorsi. La partenza e’ forse il momento piu’ emozionante di una corsa, ma quanto e’ cambiato nel tempo? Secondo me parecchio, certo il numero dei podisti alle gare e’ notevolmente diminuito questo fa si  che tutto sia piu’ calmo e tranquillo ma soprattutto ora sono rimasti i podisti piu’ esperti ed allenati, l’evoluzione della specie,  coloro che quasi ogni domenica si allineano allo start delle varie gare molto diligentemente e con una religiosa calma .Cosa accadeva invece  Negli anni 70? Certo i giudici di gara non c’erano e nelle piccole gare paesane problemi zero, eravamo per la maggior parte degli sprovveduti perfino nell’abbigliamento. Tutto era molro relativo, ma quando era ora di partire  si assisteva ad una marcatura a uomo nessuno voleva perdere un metro e ci si chiedeva  da dove e in quale direzione si andasse, perche’ a volte veniva deciso al momento.Erano 10-15 km ma sembrava di assistere alla partenza degli 800 su pista; baricentro avanzato, un piede innanzi all’altro e soprattutto gomiti larghi e la coda del’occhio a scrutare gli avversari.capitava spesso di vedere il paesano che voleva fare bella figura  di in casa, di fronte ad amici e parenti e partiva a razzo senza avere la piu’ pallida idea di cosa volesse dire correre per parecchi chilometri, lo trovavi in condizioni tipo Dorando Pietri alla maratona di londra 1908 dopo  700 metri  veniva travolto dallo tsunami podistico e alla prima occasione si faceva scarrozzare in macchina all’arrivo e a volte lo trovavi premiato prima di te.Oppure trovavi all’ultimo km il talento naturale,  colui che non aveva mai corso in vita sua e magari neanche tanto giovane, vestito con pantaloncini ascellari alla Fantozzi canottiera attillatissima e scarpe tennis tipo antinfortunistiche della Berco, e tu ti chiedevi se non era meglio darsi al golf. Nelle gare “grosse”le cose erano molto diverse, c’erano corse come ad esempio il gp citta’ di Ferrara che si correva al ex mercato ortofrutticolo, dove  negli anni d’oro (78-81)c’erano  piu’ di tremila persone di cui 800 alla minipodistica, Ci si metteva in fila anche un’ora prima per essere nelle prime file e fra l’odore di canfora e di sudore potevi vedere i campioni che si scaldavano nell’ampio spazio a loro riservato e se arrivavi nei primi 100 (cosa non  facile) l’anno dopo potevi esseri li in mezzo a loro, che emozione.Quando si partiva era un’esplosione, migliaia di persone come schegge colorate schizzavano ovunque  la concentrazione era tanta che per almeno 500 metri ti sembrava di volare,non ti sentivi le gambe, l’adrenalina ti caricava a molla e si partiva quasi tutti troppo forte,poi alla fine i muscoli presentano il conto e si paga tutto, ecco che allora in questi casi nulla e cambiato e nulla mai cambira’.

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ott 27

Quasi ogni domenica alla partenza della minipodistica della classica di turno rimango affascinato dall’entusiasmo dei ragazzi e dei bambini  schierati sulla linea di partenza, imcrocio i loro sguardi carichi di emozione le loro espressioni mi fanno tenerezza ,in loro mi rivedo ragazzino e riesco a capire le loro sensazioni, immaginare i loro pensieri e mi chiedo se da grandi ricorderanno con piacere questi momenti come ora io stò facendo.il colpo di pistola del giudice di gare che da lo start mi riporta alla realtà, i più grandi corrono forte,i piccoli sgambbettano ancora un po incerti e sprizzano gioia da tutti i pori e mentre si allontanano all’orizzonte io non posso fare ameno di tornare al passato. Lo scenario era certamente diverso anche perchè erano i primi anni 70 ma soprattutto perchè allora la minipodistica ancora non c’era (si è iniziato a correrla qualche anno dopo) e i pochi ragazzini che c’erano facevano la stessa distanza dei grandi ed allora le corse erano molto lunghe,  ad esempio  nel 1975 alla” caminada par san zorz” Margherita Gargioni allora dodicenne vinse la gara femminile. avevo tredici anni all’epoca e figuratevi quale idea io come gli altri ragazzini potevamo avere delle  distanze, per noi i km erano un’entità sconosciuta, i cartelli che indicavano le distanze erano un lusso e sul percorso spesso c’erano persone che ne sapevano meno di noi. Capitava che in corsa dopo pochi km ormai trafelati si trovasse qualcuno che indicava il percorso e con il poco fiato rimasto e con non poca difficoltà si trovasse la forza di chiedere ” quanto manca” ed ottenere come risposta un “a che ora”.Altri tempi certo ma quanti bei ricordi, in molte gare la distanza era molto”elastica”la misurazione del percorso era spesso fatta ad occhio e se chi la faceva ne aveva invece di 12 km erano 13 ma spesso capitava  che fossero molti di più di quelli dichiarati, raramente erano meno. Al giorno d’oggi i percorsi si misurano in bici con il contachilometri e ormai molti podisti anno l’orologio satellitare tutto preciso ma…….quanta nostalgia per il podismo ruspante e sobrio di quegli anni di cui vi racconterò ancora nel prossimo amarcord.

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ott 21

Vorrei dare il mio piccolo contributo a questo bel sito podistico. Ormai da un po’ di tempo sono un” ex podista con funzioni di speaker” ma da 35 anni nel mondo del podismo, ed è proprio forte di questa esperienza e dei molteplici ricordi di questo ambiente che   vorrei raccontare, almeno inizialmente, com’era all’epoca “jurassica” il mondo della corsa su strada dalle nostre parti per fare magari confronti con il presente (meglio o peggio) raccontare aneddoti e simpatiche situazioni, percui proverò settimanalmente a stimolare i miei neuroni dei ricordi (prima che sia troppo tardi)  e per non annoiarvi troppo con il passato scriverò anche qualcosa di diverso. A presto.

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