Riuscire a cambiare velocità durante una gara è qualità per pochi. Il cambio secco di marcia rientra fra le
caratteristiche poco comuni. Questo valore si può acquisire solo parzialmente attraverso alcuni tipi di allenamento. Ragioniamo sulle metodiche che si possono applicare e facciamo alcune riflessioni sui campioni. Si ritiene che per ottenere una prestazione migliore sia utile correre a ritmo costante durante tutto il percorso della competizione. Questa è sicuramente una giusta valutazione se ci riferiamo a una gara di lunga distanza, come è il caso di una maratona. Nelle gare che si sviluppano su distanze più brevi, le variabili che si presentano vanno spesso ad incidere sul ritmo, con la conseguenza di non tenere un passo uniforme durante la competizione. Tanto più breve è la gara e più difficile sarà l’approccio ad essa.
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Una fascia addominale efficiente dona al corridore stabilità e piena espressione del gesto tecnico. Facciamo alcune
considerazioni in merito e vediamo come intervenire per avere addominali tonici, elastici e decontratti.La parete addominale è senz’altro una parte del corpo che il buon corridore non può trascurare.La posizione del bacino e di conseguenza una corretta dinamica di corsa, è difficile da ricercare se gli addominali non sono tonici. L’ottima funzionalità della parete addominale regala sollievo alla spina dorsale perché è meno gravata dal peso del corridore e dagli impatti conseguenti alla sua azione che si ripercuote a terra. Le funzioni respiratorie traggono vantaggio da una muscolatura dell’addome in piena forma e sappiamo quanto la ventilazione è fondamentale negli sport resistenti quali il mezzofondo ed il fondo.
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Nel linguaggio dei tecnici ricorre spesso l’uso del termine: capacità condizionali. Cosa sono in realtà?
Vediamo in uno schema sintetico di cosa si tratta. E’ attraverso l’allenamento di queste capacità che si costruisce la massima efficienza atletica. Le capacità condizionali si basano principalmente sui processi energetici e sui requisiti fisico-strutturali dell’individuo.Generalmente per capacità condizionali si intendono quelle qualità che associate tra loro permettono il miglioramento dell’individuale prestazione atletica attraverso l’allenamento.Le capacità condizionali sono: Resistenza, Forza, Rapidità, Mobilità Articolare, Flessibilità e Velocità.
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Il podista si ritrova a volte con soli 30-40 minuti di tempo da dedicare all’allenamento. Come sfruttarli a pieno? Si
possono inserire degli “specifici” in così poco tempo? Bisogna comprimere la fase del riscaldamento? Il defaticamento si può eliminare? Ragioniamo su questi quesiti.In soli 30’ di allenamento si può riuscire a mettere insieme qualcosa di utile. Accade spesso di trovarsi con poco tempo a disposizione e vivere l’incertezza se uscire o no per andare a correre. In alcuni casi o in determinati periodi tale situazione può diventare una regola fissa.Avendo a disposizione solamente uno o due giorni settimanali con 1h-1h30’ di tempo per allenarsi, si possono aggiustare altri 2-3 allenamenti in 30-40’ di tempo e renderli produttivi. Bisogna assolutamente evitare il rischio di essere frettolosi nel riscaldamento, semmai è al defaticamento che può essere lasciato uno spazio minore. Un allenamento efficace può essere quella di compiere un progressivo e vale a dire correre per 30’ in un continuo crescendo di ritmo, cosa che verrà spontanea con il passare dei minuti e con la muscolatura sempre più calda e performante. Un’altra seduta da considerare è quella di eseguire un fartlek con stimoli casuali, ma può essere determinato anche a tavolino, ad esempio:
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L’azione delle braccia è condizionata dai muscoli e articolazioni che costituiscono l’arto superiore e mobilizzano la
spalla, il braccio, l’avambraccio e la mano. Il movimento del corpo umano, e quindi delle braccia , è dato da un’azione sinergia di diverse muscoli che vengono messi in azione, muscoli che si contraggono (agonisti) e muscoli che si allungano (muscoli antagonisti). Ad esempio, se fletto il braccio il muscolo bicipite (anteriore del braccio) si contrae…
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